Il mio piccolo eroe
Il mio piccolo eroe
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In questi primi giorni di scuola continuo a pensare ai ragazzi che ho seguito durante l’estate, quelli che avevano accumulato difficoltà e che ho incontrato soltanto nell’ultimo periodo: hanno molto spesso la convinzione che ogni nuova sfida sia destinata a trasformarsi in un altro fallimento.
Durante l’estate ho lavorato con un bambino molto piccolo. Il mio lavoro era insegnargli a eseguire le operazioni. La mia reale intenzione, però, era molto più delicata: aiutarlo a costruire gli strumenti che gli permettessero di affrontare le difficoltà senza lasciarsi paralizzare dalla paura di non essere capace.
Cerco continuamente un equilibrio.
Da una parte offro strategie, immagini, strumenti, tutti quegli aiuti che possono alleggerire il carico cognitivo quando diventa eccessivo e sostenere le funzioni esecutive. Dall’altra chiedo costantemente un piccolo sforzo in più, in termini di fatica e di tempo.
Il mio piccolo eroe ha bisogno di incontrare una difficoltà proporzionata alle sue possibilità: sufficientemente impegnativa da permettergli di crescere e abbastanza vicina alle sue possibilità da mantenere vivo il desiderio di provarci.
Fino a poco tempo fa era certo di non poter svolgere le divisioni in colonna: esonerato. Affrontare una semplice moltiplicazione rappresentava già una prova molto impegnativa.
Abbiamo lavorato sulle divisioni. Calcolato con le mani, scritto con più colori seguendo uno schema risolutivo ripetuto a voce, insieme. Per ora le svolgiamo ancora insieme ma arriverà all’autonomia. Ne sono sicura.
Il vero cambiamento che ha manifestato è il tempo che riesce a rimanere dentro la difficoltà. Ogni giorno resiste qualche minuto in più. La sua resistenza alla fatica cresce lentamente e, insieme a quella, cresce la fiducia di poter affrontare il passo successivo.
Adesso è ora di tornare in classe.
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